mercoledì 14 gennaio 2009

L'ALIMENTAZIONE VEGETARIANA

La cucina vegetariana (o più precisamente latteo-vegetariana), vanta tradizioni antichissime, poiché risale al periodo Vedico (1500-1000 a. C.), e ha come alimenti principali cereali, legumi, derivati del latte, verdure e miele. Sarebbe estremamente interessante analizzare i motivi religiosi, filosofici, sociali e medici che portarono allo sviluppo di questo modo di alimentarsi, ma ciò sarebbe eccessivo per le nostre modeste conoscenze ed inoltre andrebbe al di là dei compiti che ci siamo prefissi.

Dalla seconda metà del secolo attuale, il crescente benessere ha portato un profondo squilibrio nelle abitudini alimentari dell'Occidente, stravolgendo tradizioni antiche che nei secoli avevano portato un equilibrio armonico tra risorse dell'ambiente e sfruttamento umano. La nostra alimentazione non è più scandita dal ritmo delle stagioni, che ci offrivano spontaneamente i cibi adatti alle condizioni climatiche: sintomatico il fatto che per sapere quali sono le verdure di stagione è necessario fornirsi di apposite tabelle! Inoltre la sempre maggiore disponibilità di cibo, ci ha fatto perdere di vista le nostre reali necessità in relazione all'attività svolta, costituzione e metabolismo, sesso, età, clima...

Il momento attuale, dopo l'eccessivo ottimismo dei decenni passati, ci ha portato ad una riflessione sul nostro intervento sul Pianeta che ci ospita e su tutti gli abusi che abbiamo perpetrato, non ultimo quello legato all'alimentazione. L'assenza di una qualsiasi pianificazione su larga scala della produzione e delle risorse, ha portato da un lato eccessi di produzioni da un lato e carestie dall'altro; l'applicazione di "miracolosi" prodotti chimici e pesticidi, non condannabili in assoluto, ma in relazione all'uso indiscriminato fattone, con il conseguente inquinamento del suolo e delle fonti; le estese monoculture in vaste zone della Terra hanno condotto ad un impoverimento del suolo; la sempre crescente richiesta di carne ha reso necessari imponenti di sboscamenti e radicali modificazioni dell'ecosistema (vedi Amazzonia). Tutti noi conosciamo questi problemi, a volte ne siamo addirittura nauseati, e spesso ci troviamo impotenti di fronte alla domanda: "Che cosa fare ?". Dapprima la curiosità e poi l'interesse di un crescente numero di persone per alimentazione vegetariana dimostra che anche tra di noi qualcosa sta finalmente cambiando. E' necessario chiarire il termine "vegetariano", che ha innumerevoli sfumature: un primo livello comporta all'astensione di cibi che comportino l'uccisione di esseri viventi: carne e pesce. Un secondo livello porta all'esclusione anche delle uova, in quanto esseri viventi in potenza: questa è la dieta latteo-vegetariana, di tradizione Vedica, quella di cui ci occuperemo. Un passo successivo porta all'eliminazione di tutte le sostanze di origine animale, come derivati del latte e miele: la dieta vegetaliana. L'ultimo stadio porta a nutrirsi esclusivamente di vegetali e frutta cruda (vegana). Ognuno di queste tradizioni ha le sue motivazioni, spesso belle e profonde oltre naturalmente a punti oscuri e contradditori. Ad un giudizio superficiale alcune concezioni possono apparire estreme, esagerate o rigide; noi riteniamo che l'importante non sia tanto di aderire ad una o all'altra corrente per motivazioni meramente intellettuali, ma perché sentiamo che quella è la via giusta per noi, che possiamo seguire naturalmente e senza eccessivi sacrifici: per esempio, rinunciare alla carne o ai dolci semplicemente perché pensiamo "che sia giusto così" porterà senz'altro ad un stato di conflitto, per cui il cibo che abbiamo eliminato rimane al centro dei nostri desideri; senz'altro i nostri propositi saranno frustranti e di breve durata. Se al contrario, sentiamo che un dato cibo non è più adeguato per noi, allora ce ne potremo distaccare senza fatica, senza neppure rinunciarvi: semplicemente non lo desideriamo più. Riteniamo che questa via "dolce", frutto di una progressiva maturazione e consapevolezza, sia quella che porta i migliori risultati.

Ancora una veloce esposizione delle teorie macrobiotiche, spesso confuse con quelle vegetariane. La corrente macrobiotica, sebbene si fondi su concezioni tradizionali giapponesi, è di formulazione piuttosto recente, intorno alla metà di questo secolo. Presenta vari livelli, e nei più permissivi concede l'uso di piccole quantità di pesce (perciò a rigore non vegetariana), fino a quello estremo, in cui ci si alimenta esclusivamente di cereali. In linea di massima esclude le solacee (patate, pomodori, peperoni, melanzane), frutta (specialmente se cruda, con esclusione della mela), dei cibi crudi in genere e dello zucchero; per contro fa un uso massiccio di alimenti esotici (della tradizione giapponese) e cibi cotti. La filosofia su cui si basa porta a raggiungere e mantenere un equilibrio fra Yin e Yang.



Quali sono le motivazioni che spingono a divenire vegetariani? Principalmente sono le due seguenti: la prima, di carattere etico, si basa sul principio che l'uomo non deve danneggiare o uccidere alcun animale per il suo sostentamento. La seconda di carattere salutistico: l'uomo non possiede una struttura fisica da carnivoro, quindi il nutrirsi di animali (le cui condizioni di vita, l'alimentazione e i metodi di cura non sono propriamente naturali) portano ad un progressivo intossicamento dell'organismo con le conseguenze per la salute che ormai tutti conosciamo. Spesso queste due concezioni si fondono in varie proporzioni e si rafforzano e sostengono l'un l'altra. Ma c'è una terza ragione, meno appariscente ma altrettanto importante, che spesso ci sfugge. Tutti noi possediamo un corpo, anzi per la maggioranza di noi "siamo" questo corpo. Ma ci siamo mai chiesti da cosa esso è costituito? Non è semplicemente l'insieme di sostanze chimiche complesse variamente combinate, ma è ciò che noi introduciamo al suo intemo: in parole semplici, noi siamo ciò che mangiamo. E' una verità evidente, quando enunciata, quasi banale, ma difficilmente ci pensiamo. Il cibo ci costituisce, e non solo su un piano fisico (e perciò relato alla salute corporea), ma anche sul piano mentale e addirittura spirituale, plasmando i nostri istinti, desideri, concezioni, credenze e aspirazioni. Quando noi ci nutriamo di esseri molto evoluti da un punto filo-genetico, e pertanto fortemente individualizzati (come i mammiferi: il maiale ha una struttura molto simile a quella umana, tanto che alcuni sostanze di base per farmaci, come il cortisone vengono estratti dal suo corpo e ben tollerati dall'organismo umano, porteranno ad incidere drasticamente sulla nostra modalità dell'essere), inoltre assorbiremo la loro aggressività; e, poiché senza eccezione sono stati uccisi con violenza, la acquisiremo, insieme alla loro paura. Se invece ci alimentiamo di esseri meno evoluti, quali i vegetali, essi modificheranno in modo molto meno sensibile la nostra individualità; in altre parole, saremo meno condizionati nella nostra essenza dal cibo: in ultima analisi saremo più liberi e coscienti. Questo punto di vista può apparire originale (per usare un termine gentile), ma se pensiamo al comportamento degli antropofagi, forse scopriremo che questa visione e maggiormente radicata di quanto oggi si possa pensare. Quale motivo dunque spingeva i "cannibali" a cibarsi dei propri simili? Acquistare le caratteristiche positive presenti nell'altro (esempio: il valore in un nemico coraggioso abbattuto) o rituale (cibandoci di una persona cara trapassata, essa continua a vivere attraverso di noi); in entrambe le forme si tende a modificare il proprio essere entrando in contatto con il prossimo, e quale modo più intimo (seppure estremamente discutibile) di fondere in noi l'essenza altrui che nutrendoci di esso, trasformandolo nella nostra carne, in noi stessi?

Prima di occuparci della parte pratica, è necessario spendere ancora due parole sulle teorie relate all'alimentazione nelle tradizioni dello Yoga e dell'Ayurveda. Nella concezione Hindu è sempre stato di massima importanza il concetto di purezza, che ha profondamente influito sulla struttura della società, determinando l'avvento delle caste, e di conseguenza anche nell'alimentazione. Quest'ansia di purezza è sempre stata presente nella civiltà Indiana, fino a diventare ossessiva ed opprimente, creando moti di insofferenza o di pacifica rivolta (come nel Buddhismo). Ma cos'è la purezza? In assoluto, tutto quanto è presente nell'Universo, in quanto manifestazione dell'Assoluto, è puro. In relazione però a esseri limitati ed imperfetti quali noi siamo, è impuro tutto ciò che ostacola il nostro cammino verso la liberazione. Perciò mentre uno Yogin realizzato può mangiare qualsiasi cibo, per quanto impuro e contaminato, e trasformarlo, in modo quasi alchemico all'interno del proprio essere, così non è per noi che siamo ad un livello infinitamente più basso. E se per gli Hindu la contaminazione era principalmente su un piano sociale e religioso, per noi Occidentali, più pratici e concreti, la contaminazione può essere maggiormente di carattere materiale: inquinamento da fertilizzanti e pesticidi nei vegetali, da farmaci di vario genere negli animali. Se osserviamo bene, le due concezioni non sono poi così diverse, ma solo adeguate agli ambiti socio-culturali in cui si manifestano.
Fine (almeno speriamo) della parte speculativa e tediosa.



Le trappole in cui possiamo cadere...

Spesso per far sì che i vegetali crescano più grandi e belli, vengono usate nelle coltivazioni dei fertilizzanti sintetici a base di azoto, che oltre a produrre dei vegetali di scarsa qualità, inquinano le falde acquifere. Per combattere i parassiti si usano pesticidi in quantità massicce, che oltre a fare stragi di insetti dannosi e innocui, uccidono anche uccelli e piccoli mammiferi. Inoltre ormai da qualche anno si stanno coltivando massicciamente vegeli geneticamente modificati (OGM), potenzialmente pericolosi per la salute non solo umana, ma planetaria: agendo su meccanismi che non si conoscono alla perfezione, e così delicati nel loro equilibrio, non si sa cosa realmente si ottiene. Inoltre gli OGM sono più resistenti delle piante tradizionali, e pertanto tendono ad essere invasivi e prendere il sopravvento sulle colture non-modificate. Ormai sono centinaia gli organismi modificati: prima fra tutte la soia ed il mais, usati in un numero grandissimo di prodotti industriali: leggendo le etichette, vi stupirete di quanti prodotti contengono lecitina di soia e amido di mais, e poi altri cereali, patate, pomodori, e chissà quante altre centinaia di specie... Inoltre per la legge italiana, non è obbligatorio scrivere se si usano OGM. Pertanto prestate molto attenzione sulle etichette: se il prodotto non è biologico, o se non c'è esplicitamente scritto che non contiene OGM, non avete alcuna garanzia in proposito!
Ancora più grave la situazione per quel che riguarda il latte (per tacere della carne). Infatti le mucche mangiano il foraggio (quasi sempre coltivato nel modo appena descritto); inoltre per curare e prevenire malattie, vengono "imbottite" di antibiotici, antidepressivi e altri vari medicinali, come gli anabolizzanti, per velocizzarne la crescita, delle sostanze stimolanti, per aumentare la produzione di latte... Ricordare lo scandalo della "mucca pazza", dovuta all'alimentazione impropria di animali vegetariani con farine animali. Qui la pazzia è solamente umana! La cosa, dopo lo scalpore iniziale, é stata messa debitamente a tacere (una malattia che ha un incubazione di vari anni non può essere debellata in sei mesi)...


Bibliografia e ricette vegetariane



Questa piccola bibliografia non ha alcuna pretesa di completezza. Sono solo alcuni titoli che possono orientare i neofiti o aiutare chi già esperto con alcune nuove ricette.

Il cucchiaio verde - aa. vv.
ed. Demetra - pp. 430 - ca. € 25

Un libro fondamentale. 700 ricette vegetariane divise per argomenti. Un'esaustiva introduzione sulle basi della cucina naturale. Ricco di tabelle e informazioni scientifiche. E' un libro molto equilibrato.
La cucina ayurvedica - Amadea Morningstar - Urmila Desai
ed. Il punto d'incontro - pp. 415 - ca. € 14

Questo libro espone con chiarezza i principi dell'ayurveda, che non è una medicina di tipo tradizionale, riguarda tutti gli aspetti della vita. Attraverso l'esame degli elementi,dell'energia, del gusto, dei dosha, impariamo a quali alimenti sono più adatti alla nostra tipologia. Con una serie di interessanti ricette.
L'alimentazione vegetariana - G.L De la Bigne - A. Amante
ed. Tecniche nuove - pp. 215 - ca. € 19

L'alimentazione viene trattata da un punto di vista innovativo, smitizzandola. Gli alimenti vengono trattati da un punto di vista strettamente scientifico, dando preziose informazioni sulle loro proprietà.
La cucina a base di cereali in armonia con i giorni della settimana Emma Graf - ed. Alassio - pp. 150 - ca € 10

In questo libro, viene trattato il rapporto tra ogni cereale e il relativo giorno della settimana. Diverse ricette a base di cereali.
La salute in armonia con le stagioni - G. Cella - C. Barzanò
Ed. Fabbri 2000 - pp. 175 - ca € 29

Manuale scritto in collaborazione con una dietologa, tratta di pratiche specifiche di purificazione per ogni stagione con una cura particolare ad una dieta appropriata.
Un gusto superiore - aa vv
ed. Bhaktivedanta - pp. 150

In una rassegna di questo genere, non poteva certo mancare un libro degli Hare Krisna. Sono riportate gustose ricette della tradizione Vedica. Le ricette sono divise in vari menù e chiaramente spiegati.
Lo Yoga dell'alimentazione - J. Santa Maria
ed. Siad - pp. 165 - ca € 8

Viene trattato l'aspetto filosofico e spirituale del cibo, con frequenti richiami ai Veda e alle Upanishad
330 ricette vegetariane - M. Rigaudier
Musumeci editore - pp. 150

Una semplice raccolta di ricette, varie ed appetitose, senza introduzioni o considerazioni filosofiche. Un buon manuale pratico.
Il cucchiaio di legno - Dominique Rosel
ed. Probios - pp. 130 - ca. 8

L'autrice, macrobiotica da oltre 20, racconta le sue esperienze di cucina francese, italiana, giapponese. Un testo fondamentale della cucina macrobiotica, semplice ed esauriente.
Cucina Naturale - D. Garavini - S.H. Chiari
ed. tecniche nuove - pp. 344 - ca € 17

Questo libro non tratta esclusivamente di ricette vegetariane; ma essendo queste la grande maggioranza, ben spiegate e con una buona introduzione, pensiamo meriti di essere menzionato.

venerdì 2 gennaio 2009

Contro ansia e depressione... meditate


Contro ansia e depressione... meditate
La meditazione può contribuire a risolvere i problemi di ansia cronica e di depressione. Sono ormai numerosi gli studi pubblicati che documentano l’efficacia delle tecniche antistress e meditative per combattere l’ipertensione, l’ischemia del miocardio, il dolore cronico, la malattia infiammatoria intestinale, le infezione, le dipendenze da droga e da cibo.tratto da http://www.lastampa.it/ del 12 dicembre 2008
La meditazione può contribuire a risolvere i problemi di ansia cronica e di depressione. Sono ormai numerosi gli studi pubblicati - recentemente riassunti da un editoriale di JAMA, la rivista dei medici americani -, che documentano l’efficacia delle tecniche antistress e meditative per combattere l’ipertensione, l’ischemia del miocardio, il dolore cronico, la malattia infiammatoria intestinale, le infezione, le dipendenze da droga e da cibo. In queste e in altre condizioni gli studi definiscono il valore aggiunto della meditazione: infatti quando viene affiancata alla terapia standard, i pazienti hanno un miglioramento superiore alla norma.
Per esempio, una recente review sistematica del gruppo di E. Ernst ha dimostrato che in persone con depressione ricorrente e ansia cronica, l’affiancamento della meditazione alla normale psicoterapia e psicofarmacologia favorisce il recupero nei due terzi dei pazienti, percentuale non raggiungibile con il solo trattamento standard.
Anche in Italia cominciamo ad avere esperienze al riguardo. Dopo un corso di base della durata di 30 ore, si verifica un rilevante abbattimento della sintomatologia di tipo depressivo, ansioso, di somatizzazione e inadeguatezza. Lo studio, presentato al recente Congresso della Società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia da Francesco Bottaccioli, presidente onorario della società scientifica, da Antonia Carosella, maestra di tecniche meditative, dalle psicoterapeute Raffaella Cardone e Monica Mambelli, dalla psicologa esperta in statistica Marisa Cemin, ha preso in esame oltre 70 partecipanti ai corsi di «Meditazione a indirizzo Pnei» condotti da Carosella e Bottaccioli.
I partecipanti ai corsi sono stati studiati con il Symptom rating test, uno strumento scientifico che consente la valutazione del cambiamento sintomatologico. All’inizio del corso il punteggio totale della sintomatologia era di 18,9. Il test alla fine del corso (retest) ha registrato 5,8, con una riduzione dei sintomi di più di tre volte rispetto all’inizio del corso. Lo studio, realizzato su 71 partecipanti a corsi di «meditazione a indirizzo Pnei» tenuti da Antonia Carosella e Francesco Bottaccioli, dimostra un forte abbattimento della sintomatologia dopo 30 ore di insegnamento teorico-pratico, passando da 18,9 del test all’inizio del corso a 5,8 nel retest alla fine del corso.
Lo strumento usato è stato il Symptom Rating Test, un questionario sintomatologico validato fin dal 1974 che contiene quattro scale per misurare: ansia, depressione, somatizzazione e inadeguatezza.
RIPORTATO DA : http://www.ilnuovomondo.it/artmeditazioneansia.htm

lunedì 15 dicembre 2008

LA FILOSOFIA VEGETARIANA

(...)

1.La scelta vegetariana non è solo l’opzione per una particolare dieta, ma è una vera e propria filosofia di vita: una filosofia in cui l’amore per la sapienza e per la conoscenza e l’accoglienza di sé, degli altri, del mondo con le sue leggi naturali e metafisiche, sfuma completandosi nell’amore verso gli animali.

2.In sintesi la filosofia vegetariana è una scelta etica e solidale, per la salute, il bene-essere e la pace.

3.E’una scelta etica perché è una scelta di non violenza, di rispetto, di compassione, di amore per gli animali, per tutti gli animali: una scelta assolutamente necessaria per progredire in una via di trasformazione interiore e di realizzazione personale, nel contempo contribuendo ad un percorso di evoluzione psico-spirituale collettivo.

4.E’ una scelta solidale perché potrebbe portare ad affrontare in altro modo il problema della fame nel mondo, visto che tanti squilibri tra paesi ricchi e paesi poveri dipendono anche dalla diffusione di allevamenti intensivi che sottraggono proteine vegetali all’alimentazione umana. E’ inoltre una scelta solidale da un punto di vista ecologico perché potrebbe portare ad affrontare problemi in parte causati anche dall’utilizzo di vasti territori per l’allevamento , quali deforestazione,desertificazione, inquinamento.

5.E’ una scelta per la salute perché tiene conto della nostra predisposizione costituzionale all’alimentazione vegetariana. Infatti comparando le nostre unghie, la nostra dentatura, il nostro apparato digerente non possiamo dirci certamente degli animali carnivori, pur potendoci adattare, per motivi ambientali, all’onnivorismo; siamo invece una specie particolare di frugivori-granivori, cioè dovremmo cibarci di frutti e grani della terra ( frutta, verdura,cereali, legumi, semi etc).
Inoltre da un punto di vista istintuale non abbiamo la tendenza ad aggredire ed uccidere gli altri animali né siamo attratti dal gusto del sangue.
Infine lo sviluppo del nostro cervello è tale rispetto agli altri animali da permetterci di diventare consapevoli dei messaggi benevolenti e compassionevoli della guida animica, che sottende e permea l’evoluzione della materia e che quindi in noi umani ispira comportamenti rispettosi ed etici.

6.E’ una scelta per la salute perché è ormai scientificamente riconosciuto che sia una dieta latto-ovo- vegetariana ( cioè senza carne, insaccati, pesce ), sia una dieta vegetariana pura, o che dir si voglia vegetaliana o vegana ( cioè anche senza uova, latte e derivati ), forniscono, ovviamente se equilibrate, tutte le sostanze nutrienti ( proteine, carboidrati,grassi, vitamine, minerali,oligoelementi, fibre etc ). Con la dieta vegana l’unica carenza che si può eventualmente determinare è quella di vitamina B12 soprattutto in particolari fasi della vita ( infanzia, adolescenza, gravidanza, allattamento, vecchiaia ); in tali casi si può tranquillamente prevenire tale possibile carenza assumendo un integratore vitaminico.

7.E’ una scelta per la salute perché è oramai comprovato che una dieta vegetariana ha indubbia azione preventiva nei confronti di malattie che invece possono essere indotte da diete incongrue che privilegiano il consumo di alimenti di derivazione animale; fra tali disfunzioni e malattie possiamo ricordare il sovrappeso e l’obesità, il diabete, le dislipidemie,l’arteriosclerosi,l’infarto cardiaco, l’infarto cerebrale, alcune neoplasie, la gotta…Inoltre ricerche appena agli inizi hanno dimostrato che nei vegetariani l’aspettativa di vita è più lunga di un anno.

8.E’ una scelta per la salute e il bene-essere perché determina un miglioramento della nostra qualità di vita non solo da un punto di vista fisico, ma per tutti i nostri livelli esistenziali, cioè complessivamente i livelli fisico, energetico emozionale,mentale,psichico e spirituale, in una prospettiva relazionale ed ambientale. La nostra vita si riconduce ad una dimensione di equilibrio, armonia, serenità, bene-essere, nell’accezione non tanto estetica, quanto etica del termine: non solo sentirsi bene, ma sentirsi nel bene, nel giusto, nel bello.

9.E’ una scelta per la pace: come pensiamo che ci possa essere pace tra gli uomini, se è attiva ogni giorno una “guerra” contro gli animali non umani, una “guerra” che ne porta al massacro centinaia di milioni ogni anno? Diventando vegetariani, e ancor più vegani, sentiremo il nostro cuore intenerirsi, addolcirsi; sentiremo di poter dare un contributo più vero e concreto allo sviluppo di relazioni rispettose, pacifiche e amorevoli tra tutti gli esseri; sentiremo infine, per chi lo ritenga, che ogni pasto diventa un’occasione intima per una preghiera di ringraziamento e di offerta.

10.L’ultimo punto è un’indicazione comportamentale , comunque dolce e delicata. Se uno ha fatto una scelta vegetariana è oramai tempo che non consideri più questa scelta un fatto personale, da tenere riservato, sentendosi quasi un “diverso” e “rintanandosi”. Bisogna piuttosto che faccia conoscere e apprezzare le mille ragioni dell’orientamento vegetariano; è bene che diventi attivo, incisivo, oppositivo e, se serve, invasivo ed intrusivo; è bene che su questo tema trovi importanti motivi di aggregazione, condivisione,collegamenti e alleanze; è bene infine che contribuisca a far aumentare il peso del movimento vegetariano per giungere a quella massa critica che, auspicabilmente, riuscirà a determinare tangibili cambiamenti culturali, sociali, economici, politici ed ecologici.
( Per esempio una buona opportunità per iniziare tale processo potrebbe già essere quello di dare il proprio personale contributo nel diffondere questo semplice decalogo nell’ambito delle proprie relazioni).

P.S..- Questo decalogo è tratto da un capitolo sulla filosofia vegetariana inserito nel libro “ Psichiatria come Medicina dell’Anima “ di Marco Bertali, Macro Edizioni, 2006.

mercoledì 19 novembre 2008

Il deserto risale lo stivale

di Valentina Robbiati, tratto da Green Cross Italia


È allarme:
la desertificazione minaccia anche la Pianura del Po e l'Emilia Romagna.

"Siccità e desertificazione minacciano la sopravvivenza di un quinto della popolazione mondiale - più di un miliardo di persone - e hanno portato alla riduzione dello strato superficiale del suolo e della sua capacità produttiva in un terzo della Terra (4 miliardi di ettari)".
Sono questi i numeri emersi al convegno "Siccità e Desertificazione" tenuto a Rimini nel novembre 2004 e organizzato da Regione e Arpa Emilia-Romagna per fare il punto sul monitoraggio della desertificazione e della siccità nel bacino del Mediterraneo.

Il concetto di "Desertificazione"
La disponibilità di riserve idriche è fondamentale per l'ecosistema e per le attività primarie dell'uomo e gli eventi siccitosi possono avere un impatto rilevante sia sull'ambiente che sull'economia. La definizione più accettata di desertificazione è stata data dalla Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione (UNCDD) dove viene definita come "degradazione del territorio in aree aride, semiaride e sub-umide secche dovuta a vari fattori, comprese la variazioni climatiche e le attività umane". Il concetto di degrado del territorio, che comporta un impoverimento delle qualità del territorio, va distinto da quello di desertificazione. Un'area desertificata perde, infatti, irreversibilmente la capacità di sostenere la produzione agricola e forestale (sterilità funzionale). Nelle regioni aride, semiaride e secche l'indice di aridità oscilla tra 0.05 e 0.65. Questo valore è dato dal rapporto delle precipitazioni annuali e il potenziale di evapo-traspirazione.

Un fenomeno di portata globale
La desertificazione nelle sue forme più intense interessa oltre 100 paesi minacciando la sopravvivenza di più di un miliardo di persone. La situazione è particolarmente drammatica nelle zone aride dove il 70% delle aree, corrispondenti a un quarto dell'intera superficie terrestre, risultano minacciate. Siccità e desertificazione dipendono principalmente dal clima, ma nei paesi del Mediterraneo settentrionale sono dovuti allo sfruttamento intensivo dei terreni e delle risorse idriche e perciò all'uso non sostenibile delle risorse naturali da parte dell'uomo. Si stima che circa 135 milioni di persone rischiano di dover abbandonare la propria terra a causa dell'avanzata del deserto. In Africa, nelle aree del Sahel, del sub-Sahara del Corno d'Africa, dove il processo è ancora più rapido si stima che circa 60 milioni di persone saranno costrette a migrare verso l'Africa del Nord e l'Europa entro il 2020.

Mediterraneo: zona di transizione
Il problema è molto presente anche nelle aree temperate. In questo contesto, il Mediterraneo rappresenta una zona di transizione dove le aree desertificate sono intervallate da quelle a rischio di desertificazione.
I paesi del bacino del Mediterraneo, infatti, negli ultimi anni sono stati interessati da una notevole riduzione delle precipitazioni. La degradazione del territorio nell'area mediterranea è spesso legata a pratiche agricole povere: in risposta ai pericoli naturali, alle siccità, alle inondazioni, agli incendi boschivi e alle attività umane i suoli diventano salini, aridi, sterili e improduttivi. L'abbandono dei campi successivo alla crisi agricola del nostro secolo ha ulteriormente aggravato la situazione e l'economia moderna contribuisce al problema: fertilizzanti, pesticidi, metalli pesanti, agricoltura intensiva e l'introduzione di specie vegetali esotiche invasive stressano incessantemente i nostri suoli.
A lungo l'agricoltura si e' trovata sul banco degli imputati quando si parla di desertificazione, "ma il degrado complessivo delle risorse ambientali e' dato dall'insieme delle attività produttive- sottolinea Massimo Iannetta responsabile del gruppo "Lotta alla Desertificazione" dell'Enea - oltre all'agricoltura ci sono il turismo, l'industria, l'attività estrattiva e l'urbanizzazione che concorrono al processo di desertificazione".
La scarsità di risorse idriche che ne è conseguita ha determinato una crescente sensibilità verso i problemi legati a fenomeni siccitosi che risultano particolarmente gravi nelle regioni a clima arido o semiarido in conseguenza della notevole variabilità delle grandezze idrometeorologiche e dell'elevato grado di sfruttamento delle risorse idriche disponibili.

La desertificazione avanza lungo l'Italia
La percentuale di territorio italiano a rischio desertificazione "e' stabile da un paio di anni al 30% -
continua Massimo Iannetta - la stima delle Nazioni unite del 98-99 era al 27%, ed è cresciuta arrivando al 30% nel 2003. Poi circa due anni di precipitazioni più abbondanti hanno stabilizzato, per ora, il dato".
Studi per mappare il rischio di desertificazione in Italia sono già stati condotti all'interno di progetti condotti su scale globale (Eswaran e Reich, 1998), continentale (progetto DISMED, 2003) e nazionale. Le immagini al satellite del bacino del Mediterraneo rendono un'idea dell'importanza del problema, ma gli studi che analizzano e sommano insieme il contributo del clima, del suolo, della vegetazione, e delle attività umane forniscono un quadro più completo e accurato della situazione territoriale italiana.


. Indice di aridità e stazioni meteorologiche in Italia


Le regioni a rischio

Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna mostrano il processo di desertificazione in stato avanzato. Anche le regioni del centro nord, in particolare Toscana ed Emilia Romagna, manifestano un peggioramento della situazione idrometeorologica e sono sempre più vulnerabili all'irregolarità delle precipitazioni. Il deserto avanza velocemente sulle fasce costiere e nelle zone collinari del Sud: l'analisi climatica del 2003 rivela una tendenza negativa della condizione idrometeorologica dell'Emilia Romagna: i valori dell'Indice di Precipitazione Standardizzato (SPI) segnalano che la regione negli ultimi 50 anni si è gradualmente impoverita di acqua nel terreno, tendendo ad assumere condizioni di moderata siccità, solo a tratti severa. In Emilia Romagna il consumo d'acqua dal 1975 al 2003 è passato da 1,882 a 2,125 milioni di metri cubi all'anno, con incrementi significativi soprattutto per uso agricolo (da 1,002 a 1,405 milioni di metri cubi) e civile (da 350mila a 487mila metri cubi).


Urbanizzazione e agricoltura intensiva sotto accusa
L'Istituto Sperimentale per lo Studio e la Conservazione del Suolo ha sostenuto la realizzazione di un nuovo atlante sul rischio di desertificazione in Italia: qualità del clima, del suolo e della vegetazione sono i 3 indici a cui gli scienziati dell'Agenzia Ambientale Europea hanno fatto riferimento per compilare una mappa con scala 1:250,000. Il dato più preoccupante è che la maggior parte della Sicilia, Puglia e sud della Sardegna hanno indici di aridità inferiori a 0.65, tipici dei territori desertici. Anche i suoli del Sud e parte del Centro Italia, la Pianura Padana e le Alpi sono minacciati da siccità e inaridimento. Nel nostro Paese, caratterizzato da un territorio fortemente antropizzato, l'estendersi dei processi di desertificazione è in rapporto diretto con la crisi delle città principali che ad un assetto tradizionale del paesaggio costituito da sistemi abitativi a forte compenetrazione naturale a basso consumo di risorse, sostituisce un modello basato sulla cementificazione massiccia, il dispendio energetico e l'inquinamento ambientale.
All'urbanizzazione di nuove aree corrisponde l'abbandono e l'esodo dei centri storici con la scomparsa di presidi territoriali capaci di una corretta gestione del paesaggio. Si determina un processo di desertificazione fisico e sociale. Al degrado architettonico, l'erosione dei sistemi montani, collinari e di pendio corrisponde il depauperamento delle risorse umane. L'emigrazione, la eredità di identità, la caduta dei valori sono aspetti socio culturali della desertificazione.

Monitorare e arginare il fenomeno: i progetti su scala nazionale e internazionale
Anche se siccità e desertificazione in Italia sono fenomeni che non hanno la drammaticità del continente africano o di alcune zone di Asia e America Latina, non sono da trascurare. La situazione è ancora sotto controllo, ma il fenomeno sta assumendo sempre più dimensioni generali e segnali negativi provengono dalla pianura bolognese e ravennate.
La Convenzione sulla lotta alla Siccità e alla Desertificazione delle Nazioni Unite (UNCDD), firmata a Parigi nel 1993 e ratificata in Italia nel 1997, rappresenta uno strumento giuridico internazionale che impegna tutti i paesi firmatari (190) a cooperare nella lotta alla desertificazione per attenuare gli effetti della siccità nei paesi gravemente colpiti con un approccio che migliori le condizioni di vita delle popolazioni locali.
Gli sforzi per combattere la desertificazione vengono intensificati a livello locale grazie allo sviluppo e all'attuazione dei Piani di Azione Nazionale (PAN), Sub-Regionale (SRAP) e Regionale (RAP) finalizzati alla riduzione delle perdite di produttività dei suoli causate da cambiamenti climatici e attività antropiche, da elaborare con quelli delle altre regioni. A questo fine, nel 1997, il Governo Italiano ha istituito presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, il Comitato Nazionale per la Lotta alla Desertificazione.

Alle radici del problema: una crisi idrica planetaria
"La Terra è minacciata dalla crisi dell'acqua" avverte la Banca Mondiale. All'inizio del '900, l'Umanità utilizzava circa 600 chilometri cubi di acqua. Oggi ne utilizza 6.000: dieci volte tanto. Negli ultimi dieci anni la popolazione umana è raddoppiata. Ma i consumi di acqua si sono quasi quadruplicati, tanto da sfiorare, ormai le capacità di riciclaggio della natura che, ogni anno, col suo ciclo idrogeologico, rende disponibile all'uomo da 9.000 a 14.000 chilometri cubi di acqua potabile. L'uomo ne utilizza i 40 - 65%, ma si calcola che nel 2050, quando la popolazione mondiale supererà i nove miliardi di persone, la domanda di acqua potabile potrebbe eguagliare, se non superare, l'offerta della Natura.
"E' ormai indispensabile dare un nuovo valore all'acqua - ha dichiarato al convegno di Rimini Guido Tampieri, assessore all'Agricoltura e all'Ambiente - occorre governare questi problemi tenendo conto della dinamica delle risorse, cioè della disponibilità dell'acqua, e non, come spesso accade, assecondando la dinamica della domanda. Bisogna rivedere la gerarchia dei bisogni; ridurre perciò i consumi d'acqua, consumare meno e meglio".

da http://www.greencrossitalia.it


Links:

http://www.unccd.int
http://www.soilmaps.it
http://www.desertification.it
http://www.desertnet.de
http://dismed.eionet.eu.int
http://www.soil-index.com/
http://www.arpa.emr.it
http://www.minambiente.it

lunedì 10 novembre 2008

Macroshift

Macroshift: il punto di biforcazione
Scegliere consapevolmente un futuro sostenibile per il nostro pianeta













Macroshift: Il cambiamento globale

Con il termine macroshift si intende il cambiamento globale, di pensiero e di vita, che una parte dell’umanità sta affrontando e che l’intera umanità dovrebbe scegliere sempre più consapevolmente nell’immediato futuro.


La crisi globale, ecologica,sociale e umana, impone una scelta tra infiniti futuri possibili. Lo Stato del Pianeta è drammatico, tutti i parametri di rischio ambientale, umano e politico - dal surriscaldamento alla sovrappopolazione alla militarizzazione – sono in costante peggioramento.

Non fare nulla significa accettare lo stato attuale e il futuro che comporta.
Dobbiamo scegliere il nostro destino, quello che veramente vogliamo: se continuare l’attuale sviluppo verso un futuro sempre più industrializzato, inquinato, militarizzato e senza rispetto per le minoranze e i paesi poveri, o scegliere un radicale cambio di rotta nella storia umana, un macroshift, una radicale trasformazione del modo di vivere, pensare, comunicare, cooperare ed evolvere insieme verso una civiltà planetaria.

Questo cambiamento e già in atto in ogni stato del mondo con i “creativi culturali” e la nuova cultura emergente, anche se ancora in modo sommerso, minoritario e quindi poco influente nelle decisioni politiche, economiche, sociali, belliche, ecologiche.

Il termine macroshift è stato proposto dal Prof. Ervin Laszlo, filosofo della scienza dei sistemi e promotore della coscienza planetaria, presidente del Club di Budapest e già docente in rinomate università statunitensi ed europee, che ha da pochi mesi pubblicato negli Stati Uniti il libro "Macroshift, cavalcare la trasformazione" che – per l’attualità del tema, anche in relazione alle ansie internazionali per l’incerto futuro collettivo - è già stato tradotto in nove lingue. Il concetto di macroshift è di fondamentale importanza per comprendere in modo articolato e reale le differenti dimensioni di questo fenomeno planetario e dei suoi possibili sviluppi economici, sociali, spirituali.

Gran parte della nuova intelligenza planetaria si sta muovendo in questa direzione, per stimolare una crescita umana, un’evoluzione della coscienza globale.


La crisi terminale
Quella di oggi non è una crisi morale, non è una crisi economica, sociale, assolutamente no: è una crisi evolutiva. (Satprem)

Fino ad ora, la logica del rinnovamento è stata essenzialmente a carattere spontaneo e intuitivo. Non esiste ancora una consapevoleza unitaria di ciò che sta accadendo e certamente questo posssibile futuro rappresenta una sfida alla consapevolezza umana.
È possibile considerare questa crisi planetaria come la crisi terminale del vecchio sistema che ancora in gran parte è presente, come condizionamento inconscio, in ognuno di noi. Tutti siamo nella crisi, tutti dobbiamo rallentare e trasformarci. Non è più possibile continuare sulle attuali anacronistiche linee di sviluppo orientate al possesso e al consumo.
Lo sviluppo materiale ha raggiunto il suo massimo storico, ora è necessario un differente tipo di sviluppo: lo sviluppo delle potenzialità umane. Wei Ji, l’ideogramma cinese che significa “crisi”, è composto da due segni, il primo significa “attenzione, pericolo” e il secondo “opportunità di cambiamento”. Questa crisi globale ci spinge ad una trasformazione globale.
E' necessario un salto evolutivo, non sociale ma individuale. Si rende necessaria una drastica apertura verso nuove e inesplorate visioni del mondo che nascono da differenti esperienze del vivere e dell’essere.


Il punto di biforcazione
Sono molto pessimista sul futuro dell’umanità... forse l’uomo ha terminato il suo cammino, allora è bene che lasci il posto ad un essere più evoluto. (Indira Gandhi)

Ogni analisi fino ad ora formulata sulla situazione attuale del nostro pianeta rivela che di fatto si stanno scontrando due grandi tendenze, due differenti visioni del mondo. Il nostro pianeta, inteso come sistema, si trova di fronte ad un "punto di biforcazione".

Lo stato attuale è di estremo squilibrio e turbolenza sia dal punto di vista ecologico che sociale e quindi il pianeta, come ogni "struttura dissipativa" dovrà confrontarsi con una necessaria scelta tra futuri possibili: o subire questo flusso di energie e informazioni caotiche e disgregarsi, o agire in modo unitario, integrando le energie e informazioni attuali in un livello di equilibrio più elevato e stabile.

Le ragioni di questo enorme aumeno di energia e informazioni è dovuto all'incredibile sviluppo tecnologico-industriale del secolo scorso e alle sue ripercussioni di enorme aumento della produzione, del denaro circolante, dell'inquinamento, dell'informazione, della comunicazione, dell'educazione, della mobilità delle persone tra nazioni, dell'apertura e conseguente destabilizzazione degli antichi sistemi culturali, etnici o religiosi che per millenni sono vissuti isolati gli uni dagli altri.
Il punto di biforcazione è una sfida all'intelligenza e alla consapevolezza planetaria. Una scelta e una sfida che, olograficamente, viviamo dentro di noi.



Le due culture
Ciò che ci aspetta non è una lotta politica, ma una guerra interiore dell’umanità, che si svolge dentro ogni individuo tra l'inconsapevolezza collettiva e la consapevolezza globale.

Dentro di noi si muovono due forze, la prima è dovuta all'imprinting della vecchia cultura patriarcale che ha dominato il pianeta per migliaia di anni, istintiva, basata sul potere dell’uomo sull’uomo, sul possesso dei figli e della terra, sul nazionalismo e sull’identificazione con il proprio gruppo, razza e religione. Questa cultura è basata sulla divisione dell’esistenza in sacro e profano, in bene e male, in materia e coscienza, essa ha diviso il pianeta in stati, religioni, classi e partiti, ha separato l’uomo in psiche e soma, e ha diviso tra loro scienza, arte e spiritualità, allontanando la conoscenza scientifica dalla conoscenza sacra.
Cultura rigida, settoriale, prepotente e fanatica, che tende al condizionamento e al controllo totale delle persone come della società, che si basa sulle direttive di una certa ideologia, fede o principio divino e che lo impone agli altri. Che poi venga chiamato indottrinamento politico, proselitismo religioso o, più semplicemente, il buon nome della famiglia, non cambia la struttura di fondo.

La seconda forza che sta emergendo lentamente dentro di noi è una nuova consapevolezza, alimentata da un’esperienza unitaria di se stessi e da una presa di coscienza globale dell'esistenza e dei problemi del pianeta.
Questa forza si manifesta nella nuova cultura olistica, ancora in germoglio ma con millenni di storia alle spalle, intuitiva, confusa, umana, verde, transculturale, rispettosa della natura e delle minoranze, colorata, trasgressiva, che si fonda sulla bellezza, sui diritti, sull’unità tra corpo, mente e anima, sulla sacralità della vita in ogni suo aspetto. Cultura flessibile e femminile, che per millenni è stata repressa e soffocata anche nel sangue e che solo da alcuni decenni riesce a far sentire la sua voce e le sue ragioni.

Il fatto che queste due forze siano entrambe dentro di noi, spiega l'origine di molti conflitti.
Nella maggior parte delle persone, prevale con decisione la prima forza imponendo un regime di dittatura o monarchia interiore che non lascia spazio ad altre voci o posizioni. In un numero sempre maggiore, le due forze si alternano o si scontrano in un equilibrio instabile, come in una sorta di prima repubblica interiore, più o meno democratica, in continua crisi di governo. In una minoranza, ancora esigua, inizia a prevalere con chiarezza la seconda forza, è lo stato dell'unità, della pace, del senso del bene comune che potremmo anche chiamare meritocrazia interiore, un modello politicamente ancora sconosciuto.
Da queste due profonde correnti di tendenza che si stanno variamente intrecciando e scontrando si sviluppano cambiamenti sociali, culturali e individuali di enorme portata, ma dal futuro ancora imprevedibile.


Le due curve di tendenza
Queste due tendenze possono essere raffigurate con maggior chiarezza con due curve.
Possiamo chiamare la prima curva della "salute planetaria", che riassume in sé i principali valori di benessere-malessere ecosistemico (equilibrio demografico-sovrappopolazione, protezione delle aree ecologiche-industrializzazione, purezza-inquinamento di acqua, terra e aria, rimboschimento-desertificazione, protezione-estinzione di spesie viventi, blanciamento-innalzamento della temperatura globale, ecc.), e la seconda curva di “coscienza planetaria”, che riassume in sé i principali valori umani (pace, qualità della vita, rispetto dei diritti umani, libertà, salute e prevenzione globale, educazione aperta, sviluppo del potenziale umano, evoluzione spirituale, informazione reale).
Si assume che in un pianeta equilibrato, ossia dove gli esseri che costituiscono la mente planetaria sono in stato di unità ed equilibrio, queste due curve dovrebbero seguire un andamento quasi parallelo; ogni processo di aumento di coscienza dovrebbe infatti corrispondere ad un analogo processo di miglioramento della qualità ambientale/ecosistemica globale e viceversa. Sul nostro pianeta purtroppo non è così.
La vecchia cultura continua ad anteporre la propria necessità egoistica a qualsivoglia reale necessità ecosistemica, la curva della salute planetaria, per via di questa inconsapevolezza generale, sta scendendo paurosamente, portandoci sempre più vicino a situazioni di catastrofe globale, ossia di irreversibilità.

La curva della “coscienza planetaria” negli ultimi decenni ha mostrato un rapidissimo aumento, studi statistici evidenziano come il numero di persone che si orientano verso la cultura olistica si raddoppi ogni tre-quattro anni circa; questa rapida crescita potrebbe creare, in poco tempo, un processo di trasformazione sociale che ancora non siamo in grado di prevedere.
Oggi tuttavia il numero totale delle persone "coscienti" è ancora troppo limitato e quindi debole nel suo impatto sociale, politico e ambientale. Diventa così necessario aspettare che il suo incremento arrivi a trasformare una parte significativa di popolazione.

Nei prossimi anni è necessario che l’attuale curva di tendenza al degrado ecosistemico mondiale si inverta e che la curva di crescita di una nuova coscienza emerga, cambiando radicalmente il nostro presente e il nostro futuro.

fonte: Nitamo Federico Montecucco Tratto dal libro: “Cyber la Visione Olistica” Ed.Mediterranee

martedì 4 novembre 2008