da: Il Pensiero del Giorno di Prashanti Nilayam del 4 dicembre 2009
“la coscienza” è un blog, una conversazione amichevole con esperienze, osservazioni e suggerimenti utili che diventa per tutti una candela accesa nei momenti di buio
venerdì 4 dicembre 2009
Il Carattere secondo Sathya Sai Baba
venerdì 30 ottobre 2009
Una giornata d'azione per il clima (((350)))




Il 24 ottobre c'è stata la giornata mondiale di risveglio per sensibilizzare le persone e gli uomini politici alle
gravi conseguenze dei cambiamenti climatici. Ci sono stati migliaia di eventi in contemporanea in 180 paesi del mondo.
Questa volta si è deciso un segnale universale di riconoscimento: l'esibizione del numero 350. Esso costituisce la "soglia di tolleranza" per il nostro pianeta Terra per le emissioni di CO2. Se vai a vedere www.350.org ci sono link a video e spiegazioni in italiano sul fatto del 350 che sono le parti per milione di anidride carbonica
sotto le quali la vita evolve.
Attualmente siamo quasi a 390.... per cui dobbiamo fare velocemente marcia indietro prima che sia troppo tardi!
Puoi trovare maggiori informazioni ed iscriverti al grandioso quanto vitale progetto su www.350.org e
vedere alcune tra le numerosissime iniziative in proposito, avvenute sempre il 24 ottobre (ma ce ne sono state altre prima, organizzate anche da avaaz.org) nonchè restare in allerta per ESSERCI alle prossime.
Poche ciancie: ORA CIASCUNO E' CHIAMATO A FARE LA SUA PARTE. Si deve fare presto in vista della riunione di dicembre a Copenaghen sui cambiamenti climatici.
Ti prego di divulgare il più possibile questo appello.
Oggi grazie alla rete possiamo fare parte di un movimento planetario per il bene della terra, che è anche il nostro!
giovedì 25 giugno 2009
Ricercando "lo scopo della vita"
Dal libro "Sai Baba. Invito alla gloria"

In tempi di difficoltà e di tragedia, ma anche in altri periodi, l'uomo si domanda: «Qual è lo scopo della vita?» Per la maggior parte dei suoi giorni ha agito come se lo scopo dell'esistenza fosse quello di fare soldi, far carriera, diventare famoso o potente, oppure soltanto divertirsi, guazzando in un mondo di desideri sensoriali. Ha sempre. creduto che il raggiungimento di questi traguardi avrebbe potuto renderlo felice. Ma un bel giorno, quando, per una ragione qualsiasi, deve forse guardare in faccia la morte e si accorge di quanto gli sia vicina, comincia a dubitare della validità di questi risultati. Qual è allora lo vera Méta? Che cosa potrà dargli quello stato di gioia costante che il cuore umano desidera da sempre? Può esser trovato in qualche paradiso nei cieli?
Sai Baba insegna che lo scopo della vita è trovare chi veramente siamo. Ci dice che l'uomo è come quel principino che era stato rapito da bimbo, ed era cresciuto fra i ladroni credendo d'esser un ladrone anche lui. Ma viene poi a sapere in modo indubbio di essere un principe con un'eredità magnifica, ed allora la sua vita e il suo modo di vedere cambiano totalmente.
Così la nostra vita si può svolgere ad un nuovo livello e il nostro mondo può cambiare del tutto se arriviamo alla conoscenza diretta e indubbia della nostra vera identità; questo cambiamento s'accompagnerà ad una gioia permanente che non sarà toccata dagli alti e bassi della sorte, perché la scoperta di ciò che veramente siamo apre la strada a questa gioia che è una parte della nostra vera natura.
Per fare questa grande scoperta non dobbiamo aspettar di morire e di passare a qualche altra regione dell'esistenza. In effetti sarà meglio che la facciamo qui; e questo è il fine della vita umana sulla terra.
Chi ha trovato il proprio vero Sé occulto ha trovato Dio, perché egli è Uno col Sé. Il viaggio interiore verso il Sé e verso Dio può avere tre tappe. Nella prima si sente che Dio è il Padrone; un grande Essere in qualche posto là fuori e che colui che Lo cerca è il Suo servo. Poi il cercatore si è fatto più vicino, e capisce di essere Suo figlio, nato da Dio: e finalmente si rende conto di essere Uno con Dio.
Il cercatore che sperimenta di essere uno con Dio s'accorge anche di essere uno con tutta la vita. Mentre continua a vivere nel mondo, da quel momento in poi la sua vita sarà governata da un'armoniosa unità. Non cercherà più gioia e soddisfazione dalle cose del mondo, ma la gioia sarà sempre in lui. Cercherà solo di servire i suoi simili per condurli alla meta che egli stesso ha raggiunto.
Howard Murphet, Sai Baba. Invito alla gloria. Magenta, Organizzazione Sathya Sai Baba Italia, 1983, pp. 74-75
mercoledì 17 giugno 2009
venerdì 12 giugno 2009
AFFASCINANTE
venerdì 15 maggio 2009
IMMORTALITÀ E DNA
di Daniela Bortoluzzi
Per parlare di immortalità bisogna quindi parlare anche di morte, anche se per la maggioranza delle persone questo argomento è tabù. Si evita perfino di pensarci, quasi a fingere con se stessi di essere immortali.
Oggi nessuno vuole parlare della morte, specialmente della propria. Intavolare un discorso su questo argomento, significa rompere la calma piatta e disturbare la mente delle persone. Come se non parlandone, uno fosse immune alla morte.
Provate a chiedere a qualche vostro amico dove pensa di andare "dopo".
Vi dirà: "Non mi interessa, intanto penso a vivere qua adesso e meglio che posso, il dopo non mi interessa. Se c'è un dopo, ammesso che ci sia, ci penserò quando sarà il momento, ci penserò dopo".
Ma questo è assurdo! Bisogna sapere dove andremo!
E anche da dove veniamo e cosa facciamo qua.
Una volta chiarito questo punto, non sarà più possibile aver paura della morte, la peggiore di tutte le paure umane, una paura atavica che viene compensata dall'istinto di conservazione, grazie al quale gli esseri umani immaginano di sopravvivere nei loro figli trasmettendo loro il proprio DNA.
Quel DNA che contiene tutte le nostre informazioni genetiche e che si trasmette cellularmente con una stretta di mano, con un bacio, con un colpo di tosse... facendo sì che le reciproche cellule viventi formino per un certo periodo un "unicuum" e comunichino nella Matrix olografica che contiene tutto il Cosmo, dove "evidentemente" tutto è UNO.
Ovviamente questo "unicum" non è "perpetuum", ma si limita al periodo vitale delle cellule.
Per capire al meglio quanto appena esposto, bisogna risalire a una serie di esperimenti creati dal dott. Cleve Backster e condotti nel 900 da alcuni scienziati in forze all'esercito statunitense, durante i quali emerse che i sentimenti hanno il potere di influenzare il DNA umano, quindi le cellule viventi.
Fu possibile giungere a una tale conclusione dopo aver verificato che il DNA prelevato da un donatore continuava a reagire come se si trovasse ancora al suo posto.
Furono infatti mostrati alcuni filmati "emozionanti" al donatore che si trovava in un locale molto distante dal laboratorio in cui si sarebbe controllato il comportamento delle cellule del suo DNA precedentemente prelevate mediante tampone. Ebbene, le reazioni furono identiche.
In seguito, durante ulteriori esperimenti su distanze sempre maggiori fino a oltre 500 chilometri (sempre con il medesimo risultato), il dott. Backster poté appurare e dimostrare - mediante un orologio atomico - che le reazioni del DNA avvenivano simultaneamente.
A questo punto, però, sorge un pensiero inquietante: se il DNA continua a reagire allo stesso modo del donatore, cosa succede se il donatore ha lasciato il corpo (è morto)? Nei trapianti, insomma?!
Secondo me, chi riceverà il mio cuore, il mio fegato, un mio rene, il mio midollo, la mia epidermide, una mia cornea o qualsiasi altra parte del "mio" corpo (sono donatrice di organi) manterrà per forza una qualche memoria di "me", che si tradurrà forse in un modo "speciale" di vedere le cose.
Quando mia madre era in dialisi, avrei voluto donarle un rene, ma le sue condizioni non me lo hanno permesso. Questo significa che il suo Karma doveva compiersi.
Ma cosa accadrà ai beneficiari dei miei organi, dal momento che le "mie" cellule saranno mantenute vive fino al momento dell'espianto?
Una risposta emerge dal mare di Energia Divina: siamo tutti UNO.
Secondo David Bohm, se le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza è perché la loro separazione è un'illusione.
Nell'ipotesi olografica trovano spazio e spiegazione anche le "sincronicità" e il "caso", e si scopre l'esistenza di un nesso tra fisica quantistica, fisica neurologica, fisica organica e filosofia.
E se tutto segue un modello olografico, anche la mente e la coscienza devono farne parte.
A questo punto bisogna distinguere che mentre nella fisica classica ogni cosa ha il suo posto, in quella quantistica ogni particella subatomica può essere ovunque in ogni tempo... si può sovrapporre a qualunque livello.
Ci troviamo davanti a teorie nuove e diverse, che facciamo molta fatica ad assimilare e accettare. Ci sembrano paradossali, perché ci hanno sempre insegnato che il mondo è composto di materia e che questa è fatta di atomi al cui interno gli elettroni ruotano attorno al nucleo in uno spazio definito, appunto, orbitale.
Eppure, anche se tutto è formato da atomi che a loro volta formano le molecole e queste la materia, gli atomi sono praticamente "vuoti" e quindi anche l'universo lo è.
Ed è proprio in quel "vuoto" del più profondo campo manifesto che si trova la trama dell'Universo nota come "Scala di Planck", il livello fondamentale della geometria dimensionale oltre il quale lo spazio-tempo si trova nel campo non manifesto delle superstringhe (1).
Secondo la teoria della relatività e la meccanica quantistica, i fisici stimano che la maggior parte dell'universo e della materia, abbia l'equivalente di 1094 grammi di massa-energia.
Dal momento che ogni grammo equivale al tipo di energia E=mc2, ne risulta un numero elevatissimo.
Per arrivare al dunque e capire come questa energia abbia a che fare con la nostra Coscienza, faremo ora un calcolo supponendo, per praticità, che l'universo sia piatto, ipotesi peraltro avanzata da sempre più numerosi dati astronomici.
Nel volume (ossia nel vuoto) di un solo atomo di idrogeno, che misura circa 1023 cm2, c'è l'energia latente di 20 miliardi di anni luce... vale a dire 3.000 miliardi di volte maggiore della massa di tutte le stelle.
Secondo il fisico William A. Tiller (2), se la Coscienza umana ne permette di controllare anche solo una piccola frazione, significa... che provocare un Big Bang non sarebbe un problema.
Se la nostra Coscienza è in grado di controllare questa energia, significa anche che non siamo solo gli inconsapevoli creatori di ogni cosa intorno a noi: siamo anche il soggetto, l'oggetto e il palcoscenico della commedia della vita.
E siamo anche l'autore, il regista, il suggeritore e il pubblico.
E in questo UNO assoluto siamo Dio, perché nella non-dualità non c'è un Lui e un noi, un dentro e un fuori.
Dio è quel mare di energia in cui non è staccato o distinto da ognuno di noi. E di conseguenza noi non siamo noi.
Semplicemente siamo.
Note:
1. Con la Teoria delle Superstringhe si tenta di spiegare come relatività, gravità e meccanica quantistica - forze cosmiche fondamentali - e le particelle, siano in realtà vibrazioni di sottilissime stringhe supersimmetriche.
2. Cattedra di Ingegneria e di Scienze alla Stanford University.
tratto da: http://www.edicolaweb.net/icone21a.htm